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Don

di Mercoledì, 24 Febbraio 2016
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Don è un piccolo paese di circa 250 abitanti, nell'alta Val di Non in Provincia di Trento a quota 973 m sul livello del mare, che si sviluppa sulle ultime propaggini occidentali del monte Roen, il massiccio più alto della catena montuosa che separa la val di Non dalla val d'Adige.

Un vecchio detto riguardo al paese di Don ed a quello di Amblar, distanti fra loro un Km in linea d'aria, recita: "a Don e Amblar no s'va se no s'già da far", ossia a Don e ad Amblar non si va se non si ha da fare, in quanto i due paesi non erano interessati dalla viabilità principale dell'alta Val di Non. Il detto era certamente giustificato quando l'accesso a Don da Romeno avveniva attraverso via Scura (oscura) o attraverso la strada Vecla (vecchia), mulattiere ripide e sassose, ma nel 1843 venne realizzata una nuova strada, con minore pendenza, che, passati i due ponti romanici restaurati nel 2004 dal Comune di Don in località Molin, si collegava, come la strada Vecla, alla strada che da Vallavena portava a Romeno e che ancora oggi costituisce il confine catastale fra il comune di Don e quello di Amblar. Questa strada nel 1872 fu collegata alla località Piena, dove passava il nuovo collegamento fra Romeno e Cavareno, con una bretella in località Nuzari,. Il tracciato della strada fra Don e la Piena venne poi allargato e parzialmente modificato negli anni 1928 e 1929 quando fu realizzata la strada detta Stradon. Ma il vero evento che dovrebbe aver fatto dimenticare il detto di cui sopra si verificò alla fine degli anni 1960 con la realizzazione della Strada Provinciale che, attraverso due ponti uno sul rio Linor ed uno sul rio Vallavena, inaugurati nel 1970, collega i paesi di Amblar e Don a Cavareno con un tracciato pianeggiante di un paio di Km.
Per il relativo impegno finanziario, la Provincia Autonoma di Trento merita certamente gratitudine perenne da parte degli abitanti dei due paesi.

(testo a cura di Adriano Piffer)

Storia

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Don è costituito da tre sobborghi: Villa di Sopra, Villa di Sotto e Maso.
Si ritiene che il primo nucleo abitativo di Don sia sorto nella zona del Maso, dove nella seconda metà del 1800, nel corso degli scavi per realizzare le fondazioni della casa di abitazione di Angelo Endrizzi, soprannominato Chepero, fu rinvenuta una statuetta in bronzo raffigurante la divinità pagana di Mercurio, alta 68 mm, una moneta coniata (sembra) nel 306 d. C. ed un falcetto di ferro di 38 cm, attualmente conservati nel museo del Castello del Buon Consiglio a Trento al n° 3008.

Questi ritrovamenti attestano che in epoca romana esisteva un nucleo abitativo in zona e la presenza della statuetta di Mercurio, protettore dei mercanti, avvalora l'ipotesi che l'insediamento potesse esser legato al percorso che, ai tempi, collegava il passo Predaia con quello della Mendola, attraversando i luoghi ove sorgono i paesi di Vervò, Sfruz, Smarano, Coredo, Tavon, Don, Amblar ed il santuario di S. Romedio.
Per trovare documenti in cui ricorra il nome del paese di Don si deve arrivare al secolo XII. Di seguito vengono citati i più significativi:
-1191 In un documento di questa data è detto che "Gilberto von Lagerthal vende .. i suoi possedimenti in Nanno et Auno (Don) .." (Asson Vittorio nel libro DON)
-1250 In un documento di questa data, collegato all'ospizio di S. Bartolomeo a Romeno è detto: ... molendino jacente inter Romenun et villam de Auno apud flumen Ragayoli .. (mulino situato fra Romeno e la villa di Don lungo il torrente Ragayoli) (Francisci Denis)
-1269 In un documento di questa data è detto: "... in pertinentia montis plebis Romeni, in loco ubi dicitur "sora Auno" (ai piedi del monte, nella Pieve di Romeno, nel luogo detto sora Auno (Don) ...) (Asson Vittorio nel libro DON)
In documenti successivi Don è citato con le voci latine Onum, Honum, Honnum e con le voci tedesche On, Hun e più recentemente vennero introdotte le forme Donno, Donn e in fine Don.

La villa di Don, inizialmente col nome Auno, fece parte della Pieve di Romeno, per le competenze religiose, ed in seguito, per quelle amministrative, della Universitas Romeni, Doni et Amblari (comunità di Romeno, Don ed Amblar).
Fino al 1302 le ville di Romeno, Don ed Amblar furono tutte tre sotto la Giurisdizione Vescovile, ma dopo la pace del 1302 fra il principe Vescovo e gli eredi di Mainardo, Don ed Amblar passarono sotto la giurisdizione Tirolese di Castelfondo.
L'Universitas Romeni, Doni et Amblari, a cui competeva la gestione delle proprietà indivise delle tre ville, sopravvisse però fino al 1772, nonostante che due delle tre ville fossero sotto una giurisdizione e Romeno, la villa principale, sotto un'altra, situazione che comportò problematiche e liti a non finire. A riguardo riportiamo le parole usate da L. Rosati, nel libro "Memorie di Romeno nell'Anaunia" circa una pergamena del 2 maggio 1491, relativa alla composizione di varie liti, fra il Capitano di Castelfondo (giurisdizione Tirolese) ed il Vicario Vescovile: "... liti dispendiose sorte già da lungo tempo tra la villa di Romeno e le altre due consorelle di Don e Amblar per l'uso di pascoli, boschi, strade e per pignoramenti fatti dall'una e dall'altra parte sotto pretesto della divisione politica, ..."
Si ritiene che proprio in relazione a queste liti la Vallavena, valle di proprietà indivisa e ricca di boschi, sia stata chiusa, di comune accordo, dalle tre Ville di Romeno, Don ed Amblar. Allo scopo circa 600 anni fa, la valle fu sbarrata con un muraglione provvisto di porta chiusa a chiave, la "porta di Vallavena", per regolare l'utilizzo del legname della valle di proprietà comune nella difficile situazione sopra descritta. La porta è in servizio ancora oggi.
Nel 1772 fu fatta la divisione delle proprietà comuni (40% a Romeno, 32% a Don e 28% ad Amblar) e le due ville di Don ed Amblar si separarono da Romeno acquisendo ciascuna la propria completa autonomia.
Durante il Regno d'Italia Napoleonico le tre ville furono riaggregate fino al 1818, anno in cui si risepararono per essere poi aggregate di nuovo dal 1928 al 23 agosto 1952, giorno in cui fu ricostituito il Comune autonomo di Don.

Carte di regola di Don
Si ha notizia che già dal secolo XII società contadine, si organizzassero in Comunitas o Universitas, che dal secolo XIII si nominarono dei regolani, che erano incaricati di far rispettare le regole che venivano fissate dall'adunanza degli abitanti, e riguardavano la sorveglianza dei boschi, dei campi, delle strade, le norme per il pascolo, la fienagione, ecc. Questa adunanza prese a sua volta il nome di Regola.
Tali regole erano dapprima tramandate oralmente di generazione in generazione, ma dal 1400 le antiche regole tradizionali furono scritte in appositi libri detti Carte di regola.
A seguito della situazione storica sopra descritta le attività degli abitanti del paese di Don, dal 1400 a tutto il 1700, dovettero far riferimento a ben tre diverse Carte di Regola:
-Carta Regulae Universitatis Romeni, Doni et Amblari, V. Anauniae che riguardava essenzialmente i territori di cui la villa di Don era comproprietaria con le ville di Romeno ed Amblar. Di questa, scritta in latino nel 1459 e tradotta in italiano nel 1604, ne esiste copia del 1727.
-Regula da Donn. Di questa, scritta in latino nel 1493, è conservata la copia originale a castel Bragher. Riguardava il gaggio (i terreni circostanti il paese) di proprietà della villa di Don.
-Carta di Regola di Don. Di questa, scritta in italiano nel 1778, è conservata la copia originale nell'archivio storico del comune di Don. E' successiva alla separazione da Romeno (1772) e riguarda tutto il territorio che il Comune possiede ancora oggi.

Personaggi illustri:
Mons. Celestino Endrici La figura di mons. Celestino Endrici spicca nel panorama storico/religioso del Trentino. Egli nacque a Don nel 1866 e fu nominato Principe Vescovo di Trento nel 1904, dopo aver pienamente partecipato allo sviluppo religioso-politico del Trentino fra la fine dell'ottocento e i primi del novecento. Morì a Trento nel 1940.
Per illustrare il suo operato si riportano di seguito due stralci di interventi che ne illustrano l'impegno sociale e la personalità forte che ha inciso sugli uomini e gli eventi.
Il Vescovo di Trento, mons. Sartori, in occasione della commemorazione del cinquantesimo anniversario della morte ricordava l'operato di mons. Endrici con queste parole: "Egli fu veramente un vescovo "sociale" e diede forte impulso alle attività cattoliche in campo sociale, accogliendo l'invito della grande enciclica "Rerum Novarum" di Leone XIII....".
Don Marcello Farina, in occasione della commemorazione a cento anni dalla nomina di mons. Endrici a Principe Vescovo, introduceva l'analisi del suo operato con le seguenti parole: "Nei trentasei anni di governo della Chiesa tridentina (dal 1904 al 1940) mons. Endrici non ha mai avuto un momento di relativa tranquillità. Fin da subito inviso alle autorità civili austriache, tanto da considerarlo un oppositore occulto confinandolo nell'abbazia tedesca di Heiligenkreuz, Endrici ebbe (successivamente) anche qualche difficoltà con le autorità fasciste locali che chiesero esplicitamente a Benito Mussolini di intercedere presso la Santa Sede per un suo allontanamento da Trento". 
Francesco Endrizzi Dal 1880 al 1900 la popolazione di Don, a seguito soprattutto dell'emigrazione, passò da più di 500 abitanti a poco più di 300. Molti emigrarono in America del Nord o del Sud altri in Alto Adige e pochi si spostarono rimanendo in Trentino.
Francesco Endrizzi, nato a Don nel 1854, fu uno di questi ultimi. Verso il 1880 da Don emigrò in val d'Adige, a S. Michele in località Masetto, dove nel 1885 fondò la cantina Endrizzi, famosa ancora oggi.
La cantina venne poi gestita dal figlio Romano che fu Presidente della Provincia di Trento nella seconda metà degli anni 1930.
( Testi a cura di Adriano Piffer )