Descrizione
Mappa percorso mulini “basso Linòr”
Percorrendo la S.P. 26 che parte da Don verso Amblar, a circa 200 mt. prima del ponte Vallavena, si gira a destra ed inizia il percorso.
Si scende per il bosco fino ad incontrare il rio Linòr; attraversando un ponticello, si può girare a destra ed a circa.100mt. attraversiamo un altro ponticello sul Linòr e sulla sinistra possiamo scorgere i ruderi del “molin di Vili”. Torniamo indietro e al secondo ponticello , invece che girare a sinistra, proseguiamo diritti verso gli altri mulini. Il ritorno si effettua lungo lo stesso itinerario dell’andata.
lunghezza percorso: 1, 530 Km
tempo percorrenza: 30 minuti
altitudine max: 963 mt.
altitudine min: 848 mt.
dislivello min/max 115 mt.
livello difficoltà: facile
percorribile: a piedi
“Molin di Vili” si trovava alla confluenza fra il rio Vallavena ed il rio Linor sul territorio catastale di Amblar. Il fabbricato era, sia mulino sia segheria. Era stato costruito un canale che portava l’acqua del rio Vallavena ad un serbatoio per azionare le ruote. Attualmente si trovano i ruderi.
“Molin del Madìo nel ‘900 si chiamava così, poi prese il nome di molin del “Muela”. Era, sia mulino che segheria. La segheria veneziana aveva un carrello di taglio fra i più lunghi della zona, che permetteva il taglio di tronchi lunghi. Il mulino si trovava sulla vecchia strada che da Romeno portava a Don e precisamente vicino a due ponti di stile romanico, costruiti nel 1850: uno più piccolo sopra il canale che portava l’acqua ai mulini più a valle, l’altro sopra il Linòr. Negli anni ’50 si abbandonò il mulino e utilizzato solo come sega a nastro che prese il nome di (sieja del Serafino) dal nome del proprietario. Oggi ne restano solamente i ruderi.
il piccolo ponte in stile romanico; sotto si vede ancora il tracciato del “canale di molino”
il grande ponte in stile romanico; sotto scorre il rio Linòr
“Molin del Fiamaz” Prende il nome dal suo proprietario originario della valle di Fiemme. Era provvisto di mulino ed , essendo anche questo a margine della strada che da Vallavena portava a Romeno, anche di segheria veneziana a carrello corto. L’uso del mulino fu abbandonato e fu utilizzato fino agli ’50, solo la segheria veneziana installando una sega a nastro. Attualmente il fabbricato è utilizzato come abitazione.
“Fusina”. Il fabbricato era destinato a fucina ed a oggi ne restano pochi ruderi ed rimasta in servizio fino agli anni 1930. L’acqua azionava il maglio e, tramite il vento dell “ora del garda” generava l’aria in pressione per ravvivare la fiamma della forgia.
“Molin dell’Eso. Dal soprannome della famiglia di Romeno che lo gestiva. Il fabbricato era provvisto di solo mulino e captava l’acqua nella “frona” (forra) subito a monte del mulino stesso. Rimase in funzione fino agli anni ’50.
“Molin del Sepin” Sepin dal soprannome della famigli di Romeno che lo gestiva. Oggi non sono rimasti che i ruderi. Il fabbricato era adibito solo a mulino. Rimase in funzione fino agli anni ’50.
Moledinum Sancti Thomei Vel de Nogarolis.
Sorgeva subito a valle della confluenza del rio Linor nel torrente Moscabio. Attualmente esiste ancora un mucchio di pietre rimasto dopo la demolizione. Ne è documentata l’esistenza nel 1250. Questo documento è collegato ad altri relativi all’ospizio di S. Bartolomeo a Romeno. Nel 1387 è documentata inequivocabilmente anche la segheria annessa a questo mulino. Ricorre menzione del mulino e della segheria anche in anni seguenti: nella Carta di Regola di Don del 1493; in una documentazione del 1363 che si riferisce all’esistenza della segheria.
NB. di questo mulino non esiste documentazione fotografica
I mulini e le segherie nei ricordi dei residenti
……I residenti di una certa età, ricordano con nostalgia i tempi in cui mulini e segherie erano ancora in uso.
| interno di una segheria “veneziana” |
| taglio di un tronco all’interno di una segheria “veneziana” |
| il carro a due ruote per il trasporto del legname-foto storica |
Le segherie erano tutte alla “veneziana”.Funzionavano principal-mente nel periodo autunnale, quando i residenti avevano meno lavoro nei campi agricoli e potevano dedicarsi ad altro. Si lavora maggiormente legname di larice, abete rosso e bianco e poco faggio. Il legname veniva trasportato con carri a due ruote, trainati da mucche, buoi e cavalli. In inverno, con la neve si usava un carro-slitta, sempre trainato da animali da tiro. Dai tronchi di larice, si ricavavano tra l’altro, cantinelle per gli impianti di sostegno dei vitigni e assi per i piani di carico dei vagoni merci dei treni. Il legname lavorato veniva venduto a clienti di altre zone, ma anche ai falegnami locali; le cantinelle in larice si vendevano in Alto Adige.
| mietitura dei cereali-foto storica |
| foto di famiglia durante la mietitura del grano con la “siesla”(falcetto)-foto storica |
I mulini funzionavano generalmente tutto l’anno, tranne il periodo invernale quando il torrente era ghiacciato.
Si macinavano vari tipi di cereali: frumento, orzo, segala, grano saraceno(formenton), mais(formentac).
I residenti portavano i propri cereali a macinare in sacchi di iuta e si lasciava il proprio sacco bianco di cotone. Poi il giorno dopo si ripassava a ritirare la farina nel sacco di cotone. Per il servizio prestato, non si pagava con denaro, ma veniva trattenuto una piccola quantità di farina. Non solo i residenti, ma per macinare i propri cereali, arrivano anche i contadini dai paesi limitrofi di Cavareno, Fondo, Ronzone, Ruffrè..ecc. Il trasporto dei cereali e il ritiro della farina avveniva con l’uso di carri trainati da mucche, buoi e cavalli.
Si diceva che i mugnai “stavano bene” perché potevano usare la farina, trattenuta come compenso, sia per l’utilizzo personale, sia per barattare con altri prodotti e in parte anche per vendere.
anedotto:
“ricordo che mio padre mi faceva portare con la carriola il sacco di frumento a macinare nel vicino mulino, poi dalla farina il mugnaio si tratteneva una certa quantità dicendo: questa resta a me!
Description
“Basso Linòr” watermill route map
The route starts with a right-hand turn off the S.P. 26 provincial road that goes from Don to Amblar, about 200 metres before Vallavena bridge.
You go down through the woods to the Rio Linòr, over a little bridge and then turn right and about 100 metres further on is another little bridge over the Linòr. On the left you will be able to see the ruins of “molin di Vili”. Go back to the second bridge and instead of turning left, carry straight on towards the other watermills. Then retrace your steps for the return journey.
length of route: 1.530 km
duration: 30 minutes
max altitude: 963 m
min altitude: 848 m
elevation gain 115 m
difficulty: easy
feasible: on foot
“Molin di Vili” is at the confluence of Rio Vallavena and Rio Linor in the municipality of Amblar. The building was both a gristmill and a sawmill. A canal was built to bring the water from Rio Vallavena to a cistern that powered the wheels. It is currently just a ruin.
In the twentieth century it was called “molin del Madìo”, then it was renamed “molin del Muela” and it was both a gristmill and a sawmill. The Venetian sawmill had one of the longest cutting carriages in the area which meant it could saw long trunks. It was on the old road that went from Romeno to Don, close to two Romanesque style bridges built in 1850: a smaller one over the canal that brought water to the mills downstream, the other over the Linòr. In the fifties the mill was abandoned and used just as a bandsaw, which was given the name of “sieja del Serafino” after its owner. Today all that is left are the ruins.
Moledinum Sancti Thomei Vel de Nogarolis.
It stood just below the point where the Rio Linor joined the River Moscabio. Today, a pile of stones left over from its demolition still mark the spot and its existence is documented as far back as 1250. This document is linked to others regarding the San Bartolomeo hospice in Romeno and there is also unequivocal documentation from 1387 of a sawmill adjacent to this watermill. Other mentions are made of the watermill and sawmill in subsequent years too: in the Don Charter of Rules in 1493 and in a document from 1363 that refers to the existence of the sawmill.
N.B. there are no photos of this watermill.
The gristmills and sawmills as remembered by local residents
……Local residents of a certain age have fond memories of the times when the gristmills and sawmills were still working.
Beschreibung
Karte Unterer Linòr-Mühlenweg
Auf der Provinzstraße S.P. 26 von Don in Richtung Amblar ca. 200 m vor der Vallavena-Brücke rechts abbiegen. Hier beginnt der Weg.
Durch den Wald geht es bergab bis zum Bach Linòr. Wir überqueren eine kleine Brücke, biegen nach rechts und überqueren nach ca. 100 m eine weitere kleine Brücke über den Linòr. Links sind die Überreste der Mühle „Molin di Vili“ zu sehen. Auf dem Rückweg biegt man bei der zweiten kleinen Brücke nicht nach links ab, sondern geht geradeaus zu den anderen Mühlen. Der Rückweg erfolgt auf dem gleichen Weg wie der Hinweg.
Streckenlänge: 1, 530 Km
Gehzeit: 30 Minuten
Maximale Seehöhe: 963 m
Minimale Seehöhe: 848 m
Höhenunterschied min/max 115 m
Schwierigkeitsgrad: leicht
Wanderweg
„Molin di Vili“ befand sich am Zusammenfluss der Bäche Vallavena und Linor im Katastergebiet von Amblar. Das Gebäude diente als Mühle und als Sägewerk. Man errichtete einen Kanal, der das Wasser aus dem Vallavena-Bach in ein Reservoir leitete, um die Räder anzutreiben. Die Überreste kann man heute noch besichtigen.
Im 20. Jahrhundert hieß die Mühle Molin del Madìo, später Molin del Muela. Sie war sowohl Mühle als auch Sägewerk. Das venezianische Sägewerk verfügte über einen der längsten Sägewagen der Gegend, mit dem lange Stämme geschnitten werden konnten. Die Mühle lag an der alten Straße von Romeno nach Don, in der Nähe von zwei romanischen Brücken, die 1850 errichtet wurden: die kleinere führte über den Kanal, der das Wasser zu den weiter unten gelegenen Mühlen leitete, die andere über den Linòr. In den 1950er Jahren wurde die Mühle aufgegeben und diente nur noch als Bandsäge, die nach ihrem Besitzer benannt wurde (Sieja del Serafino). Heute sind nur noch Überreste zu sehen.
Moledinum Sancti Thomei Vel de Nogarolis
Die Mühle stand direkt unter dem Zusammenfluss von Linor und Moscabio. Nach dem Abriss blieb ein Steinhaufen übrig. Ihre Existenz wird in einer Urkunde aus dem Jahr 1250 erwähnt. Dieses Dokument steht im Zusammenhang mit anderen, die das Hospiz San Bartolomeo in Romeno betreffen. Auch das mit der Mühle verbundene Sägewerk wird 1387 urkundlich erwähnt. Die Mühle und das Sägewerk werden auch in den folgenden Jahren erwähnt: in der Carta di Regola, im Statut von Don von 1493 und in einem Dokument von 1363, das sich auf das Sägewerk bezieht.
NB: Es gibt keine fotografische Dokumentation dieser Mühle.
Mühlen und Sägewerke in den Erinnerungen der Bewohner
… Die Leute in einem gewissen Alter erinnern sich mit Nostalgie an die Zeiten, als noch Mühlen und Sägewerke in Betrieb waren.